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INDEPENDENT PH.D IN CULTURA POLITICA 2017-2019

Il progetto si configura in Libero Dottorato di Ricerca Privato. L’inquadramento è nel contesto di un corso post-universitario di specializzazione.

PROGRAMMA SEMINARI 2017/2019

I nostri dottorandi durante l'incontro con Olga Iarussi, CEO South Europe Triumph International

I nostri dottorandi durante l’incontro con Olga Iarussi, CEO South Europe Triumph International

Sono previsti due filoni di studio

  • Uno specifico per le figure professionali politiche
  • Il secondo per la formazione delle posizioni e delle cariche amministrative pubbliche

 Dipartimenti Didattici programma 2017/19

  • Etica della Politica
  • Economia politica (elementi di scenario di strategia politica economica, contrattualismo, neopatrimonialismo, lobbystica…)
  • Elementi di filosofia morale e di filosofia politica
  • Ordini, dispositivi e procedure dell’apparato legislativo, amministrativo e deliberativo
  • Discipline giuridiche
  • Geopolitica economica
  • Elementi di e-goverment e democrazia digitale
  • Strategia e marketing (elementi di psicologia comportamentale e marketing relazionale, comunicazione digitale e strumenti di social networking)
  • Elementi di storia politica e di strategia diplomatica
  • Relazioni internazionali e intelligence
  • stage presso le segreterie dei partiti, le commissioni parlamentari e le direzioni delle Pubbliche amministrazioni

IL FINE E I MEZZI

Tutti i partiti e le istituzioni, al pari delle società di capitale, dichiarano di avere difficoltà nella scelta dei propri dirigenti.

Soprattutto i partiti politici, una volta ridimensionato il ruolo storico delle scuole di partito (simmetrico al tramonto del partito-istituzione) segnalano questa impasse. Inoltre in Italia è rimasto al palo ogni progetto di scuola superiore di amministrazione pubblica o di relazioni internazionali (sull’esempio della citatissima ENA o degli istituti di burocrazia superiore dell’Europa centrale e orientale), lasciandoci scoperti di fronte alle performance di altri paesi

Il passaggio generazionale delle funzioni di vertice è per lo più affidato a criteri casuali e personali. Assume spesso l’inflessione negativa della cooptazione o del nepotismo, che rappresentano disvalori rispetto ai concetti aleatori ma altamente simbolici ed espressivi di “bene comune” e di “interesse generale”, caratterizzando il passaggio del testimone come una vicenda eminentemente opportunistica.

Appare così decisivo ricostruire una abilità coerente con il sapere politico dei sistemi democratici. Una abilità qualificante di un nuovo ceto politico responsabile.

In breve l’obbiettivo generale è di istituire un serbatoio di personalità professionalmente preparate per la carriera politica e istituzionale, mentre il compito specifico è quello di separare la competenza dell’ordine breve del sapere tecnico disciplinare dalla ragione strategico politica propria di una visione di insieme e di una teoria dei fini. La metafora è, nella grammatica militare napoleonica, quella di occupare la cima della collina nel campo di battaglia della conoscenza e della fattività.

L’obbiettivo di fondo è invece quello di contribuire programmaticamente al concetto che si possa e si debba esercitare la leadership in Italia.

La leadership rappresenta il principio di autorità, in quanto entità di servizio sovra partes, democraticamente legittimata che si assume l’onere e l’onore di una personale responsabilità politico morale di fronte all’interesse generale. Tale condizione è possibile solo se viene considerata superata l’antinomia fra la funzione di servizio a tempo determinato – una specie di compito provvisorio di Civil servant dove trapela la speranza di una separazione tra politica e denaro – e una realistica funzione politica, dove la legittimità sia garantita da qualità specifiche e da personali vocazioni morali.

Qui la questione della durata degli incarichi potrebbe guardare alla prospettiva di diversi ruoli pubblici a tempo: da un lato in mandati politici rappresentativi a termine e dall’altro in succedanee funzioni tecnico-amministrative pubbliche. La professione politica potrà essere così limitata istituzionalmente mentre l’abilità professionale strategica accumulata potrebbe riversarsi in un alto profilo dell’attività pubblica.

Di certo l’immagine e la funzionalità della figura istituzionale della politica nazionale deve riorientarsi verso nuovi canoni comportamentali e nuovi standard che ripristinino criteri di attendibilità disciplinare e morale, e quindi di sobrietà e di trasparenza e responsabilità a fronte di una professione altamente gratificante e notoriamente remunerativa.

In generale la democrazia è inadeguata rispetto a sè stessa e chiede di essere continuamente reinventata. La politica è la cornice e il luogo della dinamica democratica. “la politica non fa che disegnare il contorno o i contorni plurali di una indeterminazione, nella cui apertura possono avere luogo delle affermazioni. La politica [democratica] non afferma, accoglie le esigenze dell’affermazione. Non produce né il “senso” né il “valore”, permette che essi trovino posto (J.L. Nancy)

Ma se la democrazia in quanto tale , appare più che mai inadeguata tanto che ne indichiamo una sua mutazione necessaria nella post-democrazia, in generale si devono ammettere le critiche alla figura della professionalità politica che coinvolgono le pratiche deontologiche e i modelli delle carriere.

Da più parti si indicano le voci più urgenti per costruire e legittimare un nuovo status della funzione, politica moderna:

  • una maggiore responsabilizzazione della figura professionale sia sul piano dei risultati generali, sia su quello deontologico della competenza specifica.
  • Una nuova sensibilità etica che possa evitare ogni genere di conflitto di interesse
  • un controllo stringente sui costi e sugli incarichi
  • una normativa non eludibile relativa alla compatibilità della funzione, alla eleggibilità e al turnover del ceto politico e in genere delle carriere.
  • una normativa sulla trasparenza
  • una iscrizione in termini di benchmark internazionale dello statuto e della carriera politica del linguaggio e della comunicazione

Un intervento correttivo in corso d’opera in grado di insistere sull’assetto dell’attività professionale lo possono fare solo gli elettori. Oggi pare più realistico intervenire sulla conformazione e sui modelli di carriera delle future figure coerenti destinate a diventare il corpus della nuova classe dirigente del paese.

In questo senso viene istituita la scuola di Alti Studi. Implica la selezione e la formazione di personalità chiave, eccellenze professionali strategicamente indispensabili al rinnovo della classe dirigente, sia per i piani operativi delle funzioni politiche e degli affari pubblici, sia per le strategie lobbystiche dell’impresa privata.

L’orientamento è di massima neutralità ideologica in un’ottica che privilegi la centralità del percorso di qualificazione delle prerogative della carriera politico rappresentativa e di quelle della dirigenza amministrativa. In questo senso la tèchne politica si identifica quale mezzo eminentemente tecnico scientifico in sé. Da qui bisogna ripartire poiché un accrescimento professionale e sapienziale di ogni singola personalità è sempre un potenziamento della socialità, che nel caso della funzione pubblica, assume un particolare rilievo.

In esso viene riposta la nostra speranza di contribuire a identificare i criteri selettivi e di eccellenza nel turnover delle classi dirigenti e di sanare quello scontro istituzionale senza pari che da decenni penalizza e svilisce il paese.

È noto che il livello di fiducia accordato dagli italiani all’establishment politico istituzionale e quello relativo alla credibilità/legittimità del dibattito parlamentare non solo denuncia la condizione di deficit strutturale del sistema paese, ma lo denota, insomma contribuisce a riconfermarlo.

Il modello formativo intende superare le modalità con cui si determinano ancora oggi le carriere politiche fornendo ai discenti quella dotazione scientifico conoscitiva e quei criteri culturali indispensabili per l’acquisizione di una identità intellettuale e stilistica adeguata al principio di autorità morale orientata al potenziamento dell’impianto liberale pubblico. D’altra parte riteniamo che tali abilitazioni siano più che mai attese da quelle forze e da quei apparati istituzionali che possono esistere politicamente solo se dispongono di quella visionarietà progettuale e di quella rappresentatività civile che chiediamo da sempre alla politica italiana.

La convinzione ideale o ideologica che nel Novecento animava l’impegno politico oggi possiede un nuovo interesse volto al rapporto tra i fatti e i valori, ovvero tra i fatti economici, l’essenza della necessità, e i valori morali, la domanda di responsabilità.

Una nuova classe dirigente deve saper tenere insieme nella propria fattività la ragione strategica e l’esemplarità personale fino a istituire quella voce retorico pratica che è l’autorità, così il modello formativo della scuola non può prescindere da una ragione etica che qui definiamo strategica e “costituzionale”.

Se consideriamo incontrovertibile la tendenza delle nostre post-democrazie a rappresentarsi attraverso dei leaders, allora sono più che mai attuali le tesi morali elitarie. In questo senso è stato detto che la sola autorità stabile è quella che costringe con l’esempio e che si fonda sulla stima e l’ammirazione. Insomma qualcosa che separi l’autorità dal denaro.

E-LEARNING:

il percorso formativo è organizzato essenzialmente nelle modalità e-learning, via skype e webinar in un rapporto diretto e non mediato con i docenti e tutor di riferimento

La modalità di comunicazione digitale dell’Istituto si sviluppa in differenti formati in relazione ai relativi target di riferimento. Comitato Accademico e Politico, Dipartimenti didattici, Stakeholders, Iscritti

IL QUADRO TEORICO

Il tema della leadership è qui centrale. Le teorie dell’èlite si sono inseguite per tutto il Novecento senza però riuscire a sciogliere la questione. Il pensiero liberista originario ma anche la parte più illuminata dell’intellighencia si opposero alla tesi del “Principe democratico” ossia del leader nelle democrazie, scoprendone i limiti teorici e ideali.

A suo favore giocarono e tuttora vi insistono varie forze: l’aumento della complessità che verticalizza ogni competenza e ne divide i linguaggi in una torre di Babele della competenza e del metodo. Così se tutto è disciplina anche il sapere e la funzione politica diventano specialismo, o se si vuole meta-disciplina che via via diviene l’opposto del vecchio sogno interdisciplinare, ma si istituisce in quanto sapere e potere in sé. Inoltre tale magnitudine sottrae ogni decisività autenticamente collettiva o universale se si esige una competenza specifica nelle deliberazioni.

Un’altra forza della complessità è la globalizzazione. Come nel segno della perfezione giuridico amministrativa della polis anche le democrazie occidentali si trasformano una volta che entrano in contatto con gli altri modelli politico amministrativi della terra. L’arroganza di essere in cima alla storia, anche se la presupponessimo motivata, una volta che la democrazia si è posta al servizio del mercato – cioè di una potenza per sua natura aperta e senza confini – deve tener conto di un nuovo orizzonte di compromesso e di ambiguità.

La democrazia occidentale è infatti circondata da teocrazie, dispotie e autocrazie che forzano le sue procedure interne e non solo le proprie diplomazie o i mercati, e impongono adattamenti spesso regressivi.

Così si affaccia nella scena domestica la forma politica amministrativa della post-democrazia e con essa un ruolo dell’èlite che interpreta e sintetizza un suffragio universale di un pubblico ormai decimato dall’ indifferentismo e dal relativismo, il voto dei più per alcuni non può ormai che essere una indicazione grezza, che chiede di essere elaborata e raffinata dalla ragione politica. Insomma oggi non si potrebbe pensare di individuare e scegliere l’eccellenza con razionalità illuminata. Persino disponendo di una massima completezza conoscitiva e di una sua simmetria informativa (nel senso di una conoscenza pubblica ipoteticamente totale) il carattere della deliberazione non sarebbe che un vero e proprio compromesso tra elementi razionali e elementi del tutto dipendenti da fattori limitanti, noti alla psicologia sociale e strautilizzati dal marketing.

La separazione tra privato e pubblico è ormai una distanza concettuale incolmabile: uno iato tra l’intimità della scelta morale e concettuale, la nostra essenza interiore, e il nostro agire sociale.

Di fronte alla vastità del libero mercato, al contrarsi del mondo, alla invadenza di altri “stili di vita” e di modelli politici e culturali diversi, sembra impossibile prescindere da nuove categorie della politica a cominciare proprio dalla personalità-istituzione, in grado di riassumere valori simbolici rappresentativi anche se fortemente schematizzati. La condizione data, in sé non è ne bene ne male, il discrimine sta solo nella nostra scelta, nella capacità di giudicare. Il giudizio non concerne solo la competenza di una tecnica politica ma riguarda precisamente l’attenzione morale e una intima sensibilità civile, per questo abbiamo bisogno più che mai di maestri, oltreché di esempi.

 


DIPLOMATI INDIPENDENT PH.D. 2015-2016

 

  • CARMINE de VITO

Tutor
Marco Giaconi – Gianluca Susta

Con il contributo di
Nicola Morra
Angelo Tofalo
Elio Veltri
Vittorio Zandomeneghi

  • CLAUDIO GIOVANNICO

Tutor
Roberto Adriani – Diego Fusaro – Davide Giacalone – Antonio Maria Rinaldi

  • MICHELE COSTANTINI

Tutor
Germano Dottori – Davide Giacalone – Massimo Riva – Stefano Silvestri

Con il contributo di
Maurizio Massari
Vincenzo Tondi della Mura

  • DIEGO SCARABELLI

Tutor
Marco Giaconi – Mario Mauro – Angelo Tofalo

Con il contributo di
Germano Dottori

  • TIZIANO LI PIANI

Tutor
Marco Giaconi – Alessandro Politi – Ivan Rizzi – Angelo Tofalo

Con il contributo di
Carlo Jean

  • ALESSANDRO MONCHIETTO

Tutor
Massimo Fini – Ivan Rizzi

Con il contributo di
Davide Giacalone
Giuseppe Guglielmo Santorsola

  • RUGGERO FILIPPO SALERNO

Tutor
Giovanni Susta
Giuseppe Santorsola
Davide Giacalone

Con il contributo di
Maurizio Massari

  • ALESSANDRO DELLI NOCI

Tutor
Mario Mauro
Gustavo Piga
Vittorio Feltri
Adriano De Maio
Marco Sala
Vladimiro Giacchè
Stefano Scabbio
Vittorio Zandomeneghi

ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE:

Giovanni Sacchitelli – Tutor: Roberto Adriani, Davide Cadeddu, Lucio Alessio D’Ubaldo

Con il contributo di Santo Versace

 


DIPLOMATI INDIPENDENT PH.D. 2013 -2014

 

  • ROBERTO ADRIANI

Tutor
Giuliano Urbani – Nicola Piepoli – Carlo Jean

Con il contributo di
Antonio Maria Rinaldi

  • LUCA BORRI

Tutor
Vincenzo Camporini – Vladimiro Giacché – Vittorio Prodi

  • MATTEO BRESSAN

Tutor
Alessandro Politi

Con il contributo di
Gustavo Piga

  • ALESSANDRO CONTINIELLO

Tutor
Vincenzo Camporini – Sergio Favaro

  • MARCO FRANCO

Tutor
Gabriele Albertini – Davide Cadeddu – Massimo Folador – Vittorio Raschetti

Con il contributo di
Walter Veltroni – Stefano Scabbio

  • LORENZA MORELLO

Tutor
Giovanni Guzzetta – Giuliano Urbani – Luigi Zoja

Con il contributo di
Fausto Bertinotti

  • CLAUDIA ANNA MARIA PIRILLO

Tutor
Luigi Iannone

Con il contributo di
Linda Lanzillotta

  • EMILIA SANNINO

Tutor
Alessandro Politi

Con il contributo di
Linda Lanzillotta

  • FILOMENA TUCCI

Tutor
Adriano De maio – Giuseppe Duso – Vittorio Raschetti

Con il contributo di
Linda Lanzillotta – Alessandro Pagano – Vittorio Zandomeneghi

 

 

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