Le ultime notizie dal fronte intelligence atlantico riferiscono di una nuova linea politica in tema di privacy e dati. La dichiarazione arriva dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden dopo lo scandalo di cyberspionaggio attraverso cavi nei fondali marini, secondo cui l’Intelligence Usa avrebbe spiato per diversi anni, a fronte di un accordo con l’Intelligence danese, diversi capi di Stato tra il 2012 e il 2014. Il leak è trapelato qualche settimana fa e pubblicato da diverse emittenti tra cui Danish Radio e Le Monde. Secondo i media, proprio la comparte danese avrebbe fornito la porta di accesso all’intelligence NSA ai fini di spiare funzionari e politici dei 27 paesi.
Tra le reazioni più dure, quella del Presidente francese Macron che ha chiesto risposte a Washington e Copenaghen: “Se queste rivelazioni sono corrette, voglio dire molto chiaramente che queste cose non sono accettabili tra alleati”, ha detto ai giornalisti dopo una conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca Angela Merkel. La notizia dalla Casa Bianca arriva a distanza di due settimane, atta sopratutto a mantenere un equilibrio sul fronte atlantico in un momento delicato e dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi tra Cina, Russia, e Medio-Oriente.
Il Presidente americano incontrerà i leader europei a Bruxelles il 15 giugno. La proposta riguarda un nuovo accordo transatlantico sul trasferimento di dati in sostituzione dell’accordo Privacy Shield del 2016. Il tutto finalizzato a risolvere e fornire ulteriori margini di sicurezza sulla questione dei trasferimenti di dati, andando a sostituire l’accordo del 2016. Lo stesso Edward Snowden scoprì la questione portando ad una crisi internazionale delle relazioni Usa. L’informatore della National Security Agency rivelò nel 2013, tra le altre, che le Agency di Intelligence erano solite spiare leader globali compresi molti politici della zona europea.
Appena lo scorso luglio la più alta corte europea era intervenuta annullando due accordi di trasferimento dati del patto.
Ciò include l’annullamento del cosiddetto accordo sullo Scudo per la privacy lo scorso luglio, dopo che i giudici hanno stabilito che Washington non ha protetto sufficientemente i dati dei cittadini dell’UE dalle agenzie di sicurezza nazionale degli Stati Uniti quando sono stati trasferiti attraverso l’Atlantico.
Proprio riguardo le rivelazioni di Edward Snowden il 25 maggio la sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha stabilito che la serie di intercettazioni di massa messe in campo dalla Government Communications Headquarters del Regno Unito erano illegali, nell’ambito dell’operazione TEMPORA, che consentiva all’agenzia di Intelligence di attingere ed archiviare enormi volumi di dati. L’agenzia non confermò e non smentì l’esistenza dell’operazione TEMPORA. La questione era stata sollevata dalla ong inglese Big Brother Watch a cui, in seguito si sono accodate altre organizzazioni come Privacy International e Amnesty International. Le violazioni hanno riguardato l’articolo 8 e l’articolo 10 della Carta europea dei diritti dell’uomo che intervengono sulla tutela della privacy e salvaguardia della libertà di espressione.
Di Redazione, RB
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